- IL BRIGANTAGGIO -

 

 Il Gargano e la Capitanata, all'indomani dell'unificazione, vennero a trovarsi in una drammatica situazione sociale e politica che sfociò nel cruento fenomeno del "brigantaggio".

        La dominazione borbonica aveva lasciato segni profondi nelle masse popolari per secoli abbrutite dalla miseria, dall'ignoranza ed estranea alla circolazione delle idee e delle merci per mancanza di strade. Tra le popolazioni, costantemente delusa nella speranza di poter migliorare la propria misera condizione dalle fallite occupazioni delle terre demaniali, che finivano puntualmente nelle mani di usurpatori locali, si diffuse un malessere sempre più crescente tanto che, da indifferenti, divennero "avverse" al Regno d'Italia e alla Casa Savoia.

        E' in un quadro del genere che veniva ad impiantarsi la nuova classe dirigente con la sua incapacità nell'affrontare problemi antichi e nuovi. Le reazioni non tardarono a farsi sentire: già nel giorno della votazione plebiscitaria del 21 ottobre 1860 per l'unificazione d'Italia, nelle città di San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Castelfranco, Accadia e Cagnano Varano scoppiarono violente manifestazioni reazionarie che costarono la vita ad inermi cittadini, mentre negli altri paesi della provincia non mancarono voci di protesta.

        Una pericolosa miscela di elementi eterogenei coinvolgeva la gran parte della popolazione, efficacemente supportata dall'azione della chiesa con il suo atteggiamento intransigente nei confronti dello stato italiano, metterà a dura prova il fragile nuovo governo con feroci contraccolpi sul rispetto della legalità e dell'ordine pubblico.

        Il controllo della situazione sfuggì di mano alle locali autorità ormai in balìa dei rivoltosi che al grido di "viva Francesco II e Pio IX" bruciavano le immagini di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi e assalivano le case dei "galantuomini" a torto o a ragione sospettati di essere liberali.

        Venne così il brigantaggio, ovvero bande di rivoltosi e malfattori che misero a ferro e fuoco intere regioni per circa un quinquennio, avvolgendo paesi e campagne in una fosca spirale di paure, sospetti, ricatti, furti, incendi, omicidi; nomi come Michele Caruso, Giovanni Fortunato, Giuseppe Schiavone, Angelo Maria Del Sambro, suscitavano terrore nella popolazione al solo nominarli.

        Altrettanto dura e aspra fu la repressione del brigantaggio fino a quando, il 1° Settembre 1864 non verrà comunicato al Ministero della Guerra la non necessaria esistenza del comando militare di Foggia, assorbito da quello di Bari, poiché il brigantaggio era stato ormai debellato.

 

                      Ritorna alla Città        Ritorna alla Pagina delle Attività
                             Indietro      Home Page